L'iperglicemia può essere occasionale - il che è normale - o cronica, il che è motivo di preoccupazione. Quando si protrae nel tempo, richiede l'attenzione del medico e un'azione mirata per evitare complicazioni.
L'iperglicemia è un eccesso di glucosio (zucchero) nel sangue, che provoca un aumento dei livelli di zucchero nel sangue oltre i valori normali.
Quando si verifica occasionalmente, questo fenomeno è normale: dopo un pasto molto abbondante, un'impennata di stress o una notte di sonno insufficiente, l'organismo rilascia più glucosio nel sangue per fornire energia.
In questi casi si tratta di un aumento temporaneo: l'insulina entra in azione e riporta naturalmente i livelli di zucchero nel sangue alla normalità.
Il problema sorge quando l'organismo non è più in grado di regolare i livelli di zucchero nel sangue a lungo termine, perché produce troppo poca insulina o perché le cellule diventano meno sensibili ad essa.
Allora si parla di iperglicemia cronica, una condizione che richiede una vera e propria vigilanza.
Secondo gli standard generalmente accettati (1):
I valori intermedi tra queste soglie possono indicare livelli glicemici instabili, pre-diabete o insulino-resistenza.
Se l'aumento della glicemia è temporaneo, i sintomi spesso passano inosservati.
Ma quando l'iperglicemia diventa frequente, alcuni segnali possono mettere in allarme:
Se si manifesta uno di questi sintomi, è necessario consultare il medico.
Un'iperglicemia persistente può rivelare un pre-diabete o un diabete incipiente, condizioni che richiedono un'attenzione medica per evitare complicazioni cardiovascolari, nervose o renali.
L'iperglicemia cronica può essere causata da:
Uno stile di vita più sano - dieta ricca di fibre, attività fisica, sonno, gestione dello stress - è la prima linea di difesa contro l'iperglicemia.
Per limitare l'aumento della glicemia, si consiglia innanzitutto di ridurre l'assunzione di zuccheri semplici. Essi causano un rapido picco dei livelli di zucchero nel sangue, seguito da un brusco calo che può portare a stanchezza, attacchi di fame e rinnovato desiderio di zuccheri.
Gli alimenti da limitare sono:
Opta invece per alimenti a basso indice glicemico (IG): rilasciano il glucosio più lentamente, fornendo energia stabile per tutta la giornata.
Ad esempio, lenticchie e ceci, quinoa e grano saraceno, patate dolci, frutta intera, verdure verdi, mandorle e noci...
Dovresti anche prendere in considerazione l'idea di mangiare più fibre: rallentano l'assorbimento intestinale del glucosio e moderano la risposta glicemica (5).
E le fonti di fibre sono numerose! Si trovano nelle verdure e nei legumi, nei cereali integrali, nella frutta, ecc.
Per evitare l'iperglicemia cronica, verifica di includere le proteine a ogni pasto: prolungano la sazietà e aiutano a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue (6).
Anche in questo caso le opzioni non mancano (7)! Si può variare tra uova, pesce e pollame, ma anche tofu e legumi...
Infine, esistono alcune buone pratiche che aiutano a frenare il desiderio di zuccheri:
Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali in risposta allo stress. Di fronte a una minaccia, stimola il rilascio di glucosio da parte del fegato (per fornire rapidamente energia).
Ma quando rimane cronicamente alto, questo meccanismo va fuori controllo e può contribuire all'iperglicemia persistente.
Semplici tecniche possono aiutare a ridurre questa risposta allo stress: esercizi di respirazione o di coerenza cardiaca, meditazione quotidiana o passeggiate, ecc.
Anche il sonno può essere responsabile! Una sola nottata insonne può ridurre la sensibilità all'insulina (8), con conseguente aumento della glicemia il giorno successivo.
Per stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue, si consiglia quindi di dormire tra le 7 e le 9 ore a notte, di adottare un orario regolare per andare a letto e di evitare gli schermi prima di coricarsi.
Alcune sostanze naturali sono in fase di studio per il loro ruolo nella regolazione dei livelli di glucosio. Non sostituiscono il trattamento medico, ma possono integrare uno stile di vita sano, con il consenso di un professionista della salute.
La berberina è un alcaloide naturale presente in diverse piante medicinali, studiato per il suo impatto sull'equilibrio metabolico.
Le ricerche suggeriscono che può contribuire al mantenimento di livelli normali di zucchero nel sangue, in particolare perché in grado di avere un impatto su diverse vie metaboliche (9):
Questi potenziali effetti la rendono un interessante alleato nell'ambito di un approccio globale alla gestione della glicemia alta.
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Il cromo è un oligoelemento essenziale che contribuisce al mantenimento di livelli normali di zucchero nel sangue e al normale metabolismo dei macronutrienti.
Biologicamente, agisce come cofattore del fattore di tolleranza al glucosio (GTF), un complesso che facilita l'azione dell'insulina e l'ingresso del glucosio nelle cellule.
Secondo alcuni studi (10-11), questa modulazione della sensibilità all'insulina potrebbe aiutare alcune persone a controllare meglio l'appetito o il desiderio di zuccheri.
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La moringa oleifera è una pianta ayurvedica che aiuta a mantenere normali i livelli di zucchero nel sangue.
Ricca di antiossidanti naturali (polifenoli, flavonoidi, vitamina C), viene studiata anche per i suoi composti bioattivi, in grado di influenzare la gestione del glucosio e svolgere un ruolo nel metabolismo energetico.
Diversi studi suggeriscono che questi nutrienti potrebbero contribuire a modulare alcune vie metaboliche coinvolte nel controllo della glicemia (12).
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Pianta essenziale nella tradizione ayurvedica, la Gymnema sylvestre contribuisce al mantenimento di livelli normali di zucchero nel sangue.
In particolare, è nota per ridurre temporaneamente la percezione del gusto dolce, grazie ai suoi gimnamaidi, che si legano ai recettori del gusto.
Secondo diversi studi (13-14), è anche in grado di contribuire a:
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La banaba è un albero dell'Asia tropicale, noto anche come Lagerstroemia speciosa.
Le sue foglie, ricche di acido corosolico, contribuiscono a mantenere normali livelli di zucchero nel sangue e sono oggetto di numerose ricerche (15-16).
Secondo diversi studi preliminari, l'acido corosolico può:
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Bibliografia
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